Thursday, October 22, 2009

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Police and the Mafia. Let's talk about war and assassinations


Editorial by Giorgio Bocca in "L'Espresso on 12 August, has aroused much controversy

CARABINIERI colluding with the Mafia? Let's talk.



Di Valerio Mattioli



On August 12, 2009, "L'Espresso", under "the anti-Italian", appeared an article signed by Giorgio Bocca, entitled "How many friends have Toto Riina" in which the well-known journalist, saying that "the police, especially those coming from other provinces, sanno che la loro vita è appesa a un filo che un colpo di lupara può raggiungerli in ogni vicolo, in ogni tratturo. Non è naturale, obbligatorio che si creino delle tacite regole di coesistenza o di competenza?», adombrando, così, nonostante la forma interrogativa, una possibile collusione tra mafia e carabinieri.

Molto tempo fa, il 18 febbraio 1996, comparve su "L’Indipendente" una lettera-articolo il cui titolo "Il maresciallo Rocca", si riagganciava all’omonima serie televisiva, ma il contenuto era agghiacciante. Infatti, l’articolista, così esordiva: «Sono stati in grado di mantenere, degli uomini in divisa corrotti, l’ordine e la sicurezza in certe regioni o le hanno forse abbandonate all’azione della malavita, facendosi corrompere, perché anche loro "tenevano famiglia". Questa è l’Italia della realtà e non della finzione: intere regioni consegnate da uomini in divisa corrotti alla malavita; interi territori dello Stato consegnati alla criminalità organizzata da quegli stessi uomini in divisa corrotti che avrebbero dovuto provvedere a proteggerli; assassinii compiuti con l’omertà di quegli uomini "di legge" corrotti che avrebbero dovuto procedere a denunciarli e la cui compiacenza è stata di vitale importanza per criminali, per i loro sporchi commerci. In quelle regioni non è mai stato garantito a sufficienza il diritto alla vita di quelle persone oneste che avrebbero voluto denunciare dei criminali. Questa è la vera Italia. Questa è l’Italia che delega alla finzione televisiva o cinematografica senza mai scendere in prima persona a rischiare. Questa è l’Italia che desidera ma, al tempo stesso, non vuole avere; ha paura che il nuovo non le dia alcun benessere economico. Il vero business è la criminalità organizzata che, da sola, regala più di un milione di posti di lavoro, già promessi dai politici ma mai ottenuti. La gente vuole un posto di lavoro e, nella maggior parte dei casi, non le importa da dove questi verranno. Se tutto va male, poi, se la prenderanno con lo Stato, proprio come accade per le sciagure stradali: la colpa è sempre della strada. Il maresciallo Rocca esiste solo nell’immaginario collettivo, ma non nella realtà, perché se così fosse sarebbe già stato ucciso dall’ostilità e dall’omertà della gente: un terreno ideale perché la criminalità organizzi i suoi assassinii con il consenso tacito delle popolazioni locali e degli uomini in divisa corrotti».

La lettera-articolo era firmata "Valerio Mattioli, Roma". Sì, fu firmata da me. Una lettera con un contenuto così agghiacciante fu quindi firmata da un carabiniere. La medesima mi fu quindi contestata insieme ad altri quattro articoli inviati ai giornali, punito con dieci giorni di consegna di rigore, denunciato alla Procura militare di Roma che successivamente archiviava, e trasferito in un piccolissimo paese della Toscana, da cui ebbe inizio una straordinaria avventura che cambiò radicalmente la mia vita, ma di cui, ora non parlerò, ma la cui cronistoria troverete qui .

A questo punto, sbaglierà quel lettore che crederà che io abbia fatto ammenda. Infatti, pochi mesi dopo, riproposi la stessa lettera-articolo a "La Stampa", ove venne pubblicata il 9 ottobre 1996. Fui nuovamente punito con sette giorni di consegna di rigore e denunciato alla Procura della Repubblica di Torino. Indagato per la violazione dell’art. 595 del codice penale (diffamazione) con procedimento nr. 7692/96, il 15 novembre 1996, un mese dopo l’apparizione dell’articolo, PM asked to store reasoned thus: "We believe that the letter published in La Stampa is based on facts correspond to the truth being known judicial record of recent years, there have been incidents, but widespread, corruption of public officials , so the conclusions that are drawn may be excessive in relation to the actual substance of the phenomenon, but under the right of free expression of thought, however, detected that it has not received a complaint and details of crimes do not arise brought ex officio (contempt). " The following February 15, 1997, the GIP, with proceedings 6279/96, store, since 'the news di reato è infondata, come da richiesta del Pubblico Ministero che si condivide». Il 17 novembre 1997 il generale comandante della 2ª Divisione Carabinieri "Podgora" accoglieva il mio ricorso contro la punizione di sette giorni di consegna di rigore, cancellandola definitivamente.

Sul numero 1-2008 di Carabinieri d’Italia Magazine, in una intervista rilasciata all’avv. Giorgio Carta, odierno Presidente del Partito dei Diritti dei Militari, dichiaravo che «se la stazione carabinieri, ieri come oggi, garantiva un sicuro deterrente contro la piccola criminalità, mostrava però la propria inadeguatezza contro la malavita organizzata, perché se in un ambito prettamente locale il carabiniere non ha alcuna remora a firmare il verbale d’arresto di un tossico, per lo stesso militare è pregiudizievole per se stesso e la propria famiglia fare la medesima cosa nei confronti di un pericoloso padrino della criminalità organizzata. Già alla fine degli anni settanta importanti arresti nel sud dell’Italia venivano effettuati da militari settentrionali e sconosciuti agli stessi malavitosi».

Certo, contro le affermazioni di Giorgio Bocca è stato detto di tutto, ma come si fa, invece a smentire le motivazioni che hanno consentito ai magistrati di Torino di archiviare la mia posizione?

Non vi è dubbio che, in passato, molti carabinieri siano morti per la mano assassina organized crime, but we can not allow these heroes to be exploited by those who, dishonest and corrupt, wants laurels in the wake of light that they are left behind.

In case of publication, it is necessary to quote the source, after asking permission.

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